Avevo incontrato Aya la prima volta che venni a Kilis. Mi colpì il suo stare in disparte, nel trambusto delle nostre visite le rimaneva composta accennando appena a un sorriso ma senza entrare nella scena, dominata dai fratellini più attivi e vivaci. Anche la sorella minore era abbastanza timida ma Aya era diversa, aveva il velo e un’aria che volgeva le spalle alla fanciullezza e all’adolescenza, una compostezza quasi di classe pur vivendo nella miseria con tutta la sua famiglia.
Quella volta non chiesi il suo nome, mi colpì per il velo di tristezza che lessi nel suo viso. Un viso delicato, dolcissimo, ma non armonico a causa del suo occhio che non stava correttamente al suo posto.
Non chiesi nulla allora ma portai a casa con me un vuoto nello stomaco, soprattutto nel momento in cui guardai le foto che avevo scattato in quella missione. In disparte Aya pareva, comprensibilmente, quasi non voler mostrare il suo problema mentre io non intendevo non fotografarla e rischiare così di accentuarlo. Anzi la sua delicatezza era tale che mi riusciva difficile non renderla un soggetto speciale delle mie foto, per cui cercai di riprenderla senza che lei fosse al centro della scena.
Sono passati un’altra missione e sei mesi da quella volta, altre foto con gli stessi timori, gli stessi trucchi per non mettere in difficoltà una bambina già provata.
Si, provata, perché oggi ho voluto conoscere la storia di Aya, resa quasi cieca da un occhio a due anni per un intervento mal riuscito, per non dire tragicamente errato.
Oggi ho fotografato Aya senza timori, contemplo e ammiro ancora di più questa ragazza, ormai, dallo sguardo composto e dolce per la quale abbiamo deciso di intervenire, dal momento che, con un’operazione dal costo di circa 3.000€, potremo assicurarle un trapianto di cornea, riallinearle il campo visivo e restituirle uno dei doni più belli che a nessuno dovrebbe essere negato, la vista.
Oggi inizia la speranza di Aya, che in arabo vuol dire “meraviglia del creato”. Oggi iniziamo a lavorare anche per lei, per arrivare quanto prima a restituirle la gioia di tornare a vedere come al tempo in cui camminava appena e neanche parlava.
Questa è speranza e speranza è anche meraviglia.

