26 settembre 2020 – Il racconto di Flip dal campo profughi di Moria
Riassuemere gli ultimi 10 giorni non è facile. Non è facile perché sembrano 10 anni.
Non è facile dimenticare le fiamme che hanno raso al suolo l’80% del campo profughi di Moria, il più grande d’Europa, il luogo dove migliaia di uomini, donne e bambini sono rimasti senza un posto dove stare e senza accesso ai generi di prima necessità, riversandosi nelle strade e nei boschi circostanti, cercando riparo dove possibile.
Ad aggravare la situazionec’è il COVID-19. Prima dell’incendio, infatti, il campo di Moria era in isolamento a causa dei 35 casi confermati al suo interno.
Ed eccoci qui, in un lembo di terra chiuso dai checkpoint della polizia, dove decine di migliaia di persone si sono ammassate, vivendo letteralmente per strada trascinando quello che sono riuscite a salvare dalle fiamme, vivono tra tende e ripari di fortuna mentre aspettano che il nuovo vampo profughi venga allestito.
13000 persone ammassate senza servici igienici, cibo, acqua.
Abbiamo passato gli ultimi 10 giorni camminando tra tende e i ripari di fortuna, distribuendo aiuti alle famiglie, cibo, scarpe, beni di prima necessità, affiancati da personale medico disturbiamo medicinali.
Abbiamo passato gli ultimi 10 giorni osservando due file infinite di persone, che attendono sotto il sole implacabile per ore nella speranza di accaparrarsi il cibo e i bambini che giocano a pochi metri dei poliziotti in tenuta antisommossa.
Siamo tornati qui per fare la nostra parte, e torneremo qui ancora perché non si può continuare a intrappolare esseri umani in condizioni disumane, senza diritti e senza certezze sul proprio futuro, condannandoli ad aspettare una risposta che spesso impiega anni ad arrivare, quando arriva.
Grazie alle persone che ci hanno sostenuto con donazioni, un messaggio, una parola, un pensiero.
Lo abbiamo fatto insieme, eravate con noi in mezzo a quelle persone, in mezzo a quelle file per romperle con i nostri sorrisi.”