Spesso l’attenzione si concentra sui progetti di una missione umanitaria, su quel che il volontariato fa. Ma cosa – o meglio chi – c’è dietro il volontariato? Cosa spinge una persona a dedicare il suo tempo, la sua vita, agli altri? Uno dei più importanti giornali femminili nazionali l’ha annoverata tra le 100 donne italiane più brillanti nell’anno 2021. Conosciamo Paola Viola, docente e volontaria trevigiana.
Paola, sei l’anima di una ODV che, in dodici anni, ha macinato chilometri e realizzato progetti concreti, dando dignità e possibilità all’infanzia del mondo: Una mano per un Sorriso – For Children, insieme a scarpe, cibo e libri, regala sorrisi, quindi un po’ di leggerezza, a bambini che vivono in condizione di povertà estrema e violenza inimmaginabile. Se ti chiedessi di ripensare alla tua di infanzia, che bambina era Paola?
Ripensare a me oggi come una bambina è molto complesso: un processo introspettivo che a volte mi mette profondamente in crisi, ma sfocia sempre nella riscoperta del fuoco che ogni giorno mi spinge a combattere. Cerco di farti capire meglio. La mia non è stata un’infanzia semplice, agiata e spensierata. A pochi mesi di vita mi sono ritrovata a lottare con la morte per una grave intolleranza al latte che m’impediva di essere nutrita in modo naturale, o meglio, usuale. Stiamo parlando di 47 anni fa. Contemporaneamente ho conosciuto il coraggio dell’Amore, quello che tutto può. Il coraggio di una madre, una donna, che ha rinunciato a una vita agiata, ma evidentemente non reale, per salvare ciò che più amava al mondo: me. In pochi mesi quindi ho vissuto la vita, la morte, il dolore, la malattia, l’Amore, il coraggio e la rinascita. Ogni tanto mi chiedo se io sia stata mai una bambina o se non smetterò mai d’esserlo in realtà perché in fondo ogni processo è iniziato con me e ad ogni parte di esso ripenso ogni giorno del mio cammino. Cammino che affronto ogni giorno con quell’Amore che mi ha generato e protetto e con il coraggio di scegliere sempre da che parte del mondo stare che mi ha salvato. Non c’è giorno che non ringrazi per la mia vita, per ogni errore e fatica che mi ha portato a raggiungere grandi obiettivi personali e non solo. Ogni volta che guardo negli occhi un bambino, in qualsiasi condizione di vita si trovi, ripenso a me bambina. Ripenso a quella bimba con i codini timida e impacciata che amava passare le domeniche nella casa delle galline dello zio sulle grave del Piave. Ripenso a quella bambina che ha imparato a sognare con i piedi per terra e che “zitta zitta” ha trovato il suo posto nel mondo. Penso che ogni bambino abbia il diritto di trovare il suo posto nel mondo e che la mia fortuna è un grosso debito nei suoi confronti.


