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Emergenza Coronavirus Siria: tutti hanno il diritto di essere protetti!

Ora che il Coronavirus è stato dichiarato pandemia mondiale è necessario portare l’attenzione anche a quelli che si trovano in condizione di dover subire senza la possibilità di una via di fuga questa emergenza. Da parecchie settimane ormai l’onu e molte altre agenzie non governative hanno puntato il dito verso quello che potrebbe essere un disastro preannunciato e contro cui nessun opinione pubblica si sta muovendo, perché troppo impegnati ad affrontare questa nuova minaccia nel proprio paese. Per il popolo siriano, martoriato da una guerra che va avanti da 9 anni, questa nuova emergenza silenziosa diventa un nuovo nemico contro cui combattere, senza averne le armi.

Reperire notizie sulla Siria è molto difficile, ad oggi i casi dichiarati nel paese sono 19, ma non abbiamo idea di cosa potrebbe succedere se aumentassero e se il virus si spargesse in quelle zone dove qualsiasi infrastruttura è stata distrutta dai bombardamenti (parliamo di ospedali, fabbriche di medicinali e di presidi medici, ad esempio).

A noi era chiaro, fin da prima di metà marzo, che qualcosa dovesse essere fatto a supporto di tutti quei rifugiati che si trovano in condizione di difficoltà estrema, prima che diventi troppo tardi.

Quello che possiamo affermare invece con certezza è la grande catastrofe umanitaria a cui stiamo andando incontro se non agiamo con prontezza in risposta a questa emergenza. Ci sono ancora ospedali e ospedali da campo funzionanti in Siria, ma nessuno di questi è pronto per affrontare questa emergenza. Gli ospedali hanno seri problemi di igienizzazione perchè in molte zone manca l’acqua e il cibo e difficilmente le persone che si ammaleranno potranno tornare in salute.

Oggi nel distretto dei campi profughi di Bab al Salam in Siria ci sono 100.000 persone. Se difficile è senza dubbio affrontare il dilagare del virus quello che possiamo fare è sostenere la prevenzione. Cosa non semplice se pensiamo alle condizioni di vita disumane in cui queste persone vivono, in tende senza riscaldamento, elettricità, senza servizi igienici, con acqua scarseggiante e non di certo potabile, e in numero variabile dalle 5 alle 10 persone in una tenda, come media. In Siria tuttavia è possibile oggi acquistare mascherine perchè la popolazione possa proteggersi dal dilagare del virus.

Allarmante anche la situazione di prigionieri e detenuti, e decine di migliaia di persone vittime di arresti arbitrari o di sparizione forzata, che rischiano di contrarre il virus dato che sono trattenuti in condizioni antigieniche in centri diretti dalle varie forze di sicurezza del paese. Nelle prigioni e nei centri di detenzione della Siria il Covid-19 potrebbe diffondersi rapidamente a causa dei pessimi servizi igienici, della mancanza di acqua potabile e del grave sovraffollamento.

La paura è che se disgraziatamente anche un solo rifugiato dovesse infettarsi, tutto il campo si ritroverebbe nella stessa condizione nel giro di pochi giorni.

Naturalmente molti trovano la soluzione per la salvaguardia dei rifugiati in un rientro nel proprio paese, per quanto martoriato sicuramente più sicuro in termini di prevenzione al contagio rispetto a un campo profughi dove le condizioni igienico – sanitario non sono garantite, ma ormai la maggior parte di queste persone una casa dove tornare non ce l’ha più, e in Siria le strutture ospedaliere sono molto limitate e assolutamente non in grado di garantire cure a queste persone.

Tutti hanno il diritto di essere protetti dal Coronavirus.

Inclusi i rifugiati.

Proprio per questo noi stiamo facendo la nostra parte.

Siamo Umani.

 

Per sostenere questo intervento umanitario:

“Una Mano per un Sorriso – For Children”
Causale: “Emergenza Covid_19 Siria”
IBAN: IT17 U089 0462 1810 2800 0109 712

Paypal: unamanoperunsorriso.onlus@gmail.com

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