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Il vestito di Grace

Quando Philip ci indica le famiglie che avremmo visitato oggi, non avrei mai immaginato che avremmo passato il pomeriggio in compagnia di una famiglia “speciale”. Emanuel è uno dei ragazzi che speriamo sarà inserito presto nel programma di sostegni di Huipalas, anche per questo motivo siamo qui a conoscere la sua storia, è anche uno dei sorrisi più dolci e calorosi che abbia incontrato in Kenya.

All’angolo della strada che dobbiamo imboccato per addentrarci in uno dei quartieri di Korogocho, come di consueto, ci aspetta una donna ma questa volta non si tratta di una “Mama” bensì di una “Shosho” cioè una nonna.

Scopriamo immediatamente che Emanuel vive con la nonna e con i suoi fratelli in una di quelle “scatolette di lamiera” ricavate da specie di lunghi container distanziati di appena due metri l’uno dall’altro, giusto lo spazio per appendere lunghi fili da cui pendono capi d’abbigliamento di tutti i colori, a volte solo le diverse combinazioni di questi indumenti rendono differenti tra loro queste vie. Eppure io e Marta non dimenticheremo mai questa casa.

Emanuel sparisce per pochi minuti mentre nonna Hellen ci fa accomodare sul sofà, accanto a noi si siede Robert un altro bambino. Entra Emanuel con in braccio una bimba, la stringe e forte e mi sorride, mi guarda e dice “Grace” appena la vedo mi rendo conto che Grace è una bambina speciale. Quando ci presentiamo e chiediamo a nonna Hellen di raccontarci la sua storia lei tira fuori, da sotto il letto, un quaderno nero, lo apre e ci fa vedere come ha ricostruito la storia della sua famiglia attraverso alcune fotocopie di piccole fototessere sbiadite. Ci racconta che lei è la nonna di Emanuel e Robert, ma in realtà i due ragazzi sono figli di due diversi dei suoi figli, quindi sono cugini. Sia i genitori di Emanuel che di Robert sono morti, alcuni a causa della droga altri per malattie.

La famiglia di nonna Hellen era originaria di Mombasa, ma lei alla morte di tutti i figli e del marito è venuta a Nairobi per occuparsi dei nipoti. Inizialmente non è stato facile per lei affrontare questi lutti e il cambiamento di vita, è caduta in depressione ma ha deciso immediatamente di curarsi perché ci ha spiegato che dopo la perdita dei figli non poteva permettersi di perdere anche i nipoti. Tre anni fa lavando i panni vicino al fiume ha trovato la piccola Grace che giaceva tra i rifiuti avvolta in un lenzuolo. Da allora Grace è diventata un dono per questa famiglia. Nonna Hellen svolge qualche piccolo lavoro saltuario: fa il bucato per 150 scellini al giorno, 50 di questi li conserva per pagare le terapie settimanali di Grace, eppure continua a sostenere come per loro la piccola Grace sia una gioia. Non ho molte altre cose da dire ne da raccontare, di fronte a così tanto amore il nostro piccolo sostegno mi appare irrilevante, così guardo nonna Hellen e le uniche parole che mi escono dalla bocca sono : “You have a special family Shosho!” lei sorridendomi mi risponde: “Asante Sana!”

Usciamo dalla stanza e cominciamo a misurare i piedini a Emanuel e Robert perché saranno inseriti nella missione: “La ragazza delle scarpe”. A causa dei suoi problemi motori ritengo che non sia semplice comprare un paio di scarpe adatte alla piccola Grace, così consultandomi con Marta, decidiamo che Grace avrà un nuovo bellissimo vestito da principessa! Emanuel è radioso e ci aiuta a misurare la piccola.

L’unica cosa che non sono riuscita a misurare oggi è la quantità d’Amore che ho portato a casa con me.

Grazie Shosho Hellen.

So per certo, anche se non ce lo siamo mai detti, che tutti oggi aspettavamo le tre del pomeriggio per andare a ritirare il vestito da principessina che ieri sera avevamo ordinato per Grace. Nel correre della giornata tuttavia le ore sono passate veloci tra le bancarelle di Korogocho per l’acquisto delle scarpe e le case di “Mama Iqra” e “Mama Fadakhair”. Mentre io e Marta consegnavamo le scarpette nuove ai primi bambini di Huipalas, venuti in sede a Kariobangi per ritirarle, Santiago si è preoccupato, a nostra insaputa, di andare a ritirare il vestitino per Grace. Appena l’ho avuto tra le mani e lo abbiamo visto l’unico desiderio era quello di ripartire per Korogocho e raggiungere Shosho Hellen e la piccola Grace. Senza neppure preannunciarci infatti dopo mezz’ora eravamo di fronte casa di Hellen.

La donna ci ha accolto con un sorriso meraviglioso e abbracciandoci calorosamente ci ha invitate nuovamente a casa sua. Le abbiamo consegnato le scarpe per Robert e quelle per Emanuel e poi finalmente abbiamo aperto la busta dove era conservato il vestitino nuovo di Grace.

Non posso spiegarvi a parole l’emozione dell’istante in cui Marta ha tirato fuori il vestito dalla busta e l’ha fatto vedere a Grace.
Il loro sorriso racconta questo grande Amore.

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