Facebook
Instagram
Twitter
 

Alessia Rubini

Sono serviti alcuni giorni per riflettere e metabolizzare tutto quello che ho avuto occasione di vivere a Kilis.

Definire quanto visto in questa città così lontana dalle nostre tranquille vite con poche parole sminuirebbe tutto ciò che ho provato. Non è d’altronde facile trasmettere a chi non ha mai vissuto niente di simile cosa si prova a toccare con mano gli strascichi provocati dalla guerra senza aver un televisore o lo schermo di computer ad interporsi.

Prima di partire, parlando con me, tutti mi dicevano di stare attenta vista la situazione difficile in cui mi andavo ad inserire; ed io, infatti, ho provato paura, non per me, ma per quelle persone che, mentre io salivo su un aereo per tornare in Italia, a Kilis continuano a sopravvivere ogni giorno, in situazione fragili e precarie che sono persino difficili da raccontare.

Il freddo, la disperazione, alloggi non adeguati si contrappongono fortemente alla voglia di ricominciare che si legge negli occhi di diversi uomini e donne che si dicono pronti a tornare in Siria per ricominciare una nuova vita; ma la realizzazione di questi sogni è soggetta ad un cambiamento e rinnovamento storico che nessuno di noi è in grado di prevedere nei tempi e nella reale attuazione.

L’attività portata avanti da “I figli della guerra” (Sons of War), associazione siriana con base in Turchia, con la quale la ONLUS “Una Mano per un Sorriso – For Children” collabora, è indispensabile in quanto in grado di raggiungere piccole realtà che delle volte, purtroppo, rimangono fuori dal contesto dei grandi aiuti.La possibilità di toccare con mano quanto capillarmente arrivi a destinazione l’aiuto delle centinaia di persone che decidono di effettuare una donazione ad “Una Mano per un Sorriso – For Children” è stata la soddisfazione più grande provata in quei giorni in Turchia.

Bambini e famiglie che finalmente ricevevano stivali, coperte, pigiami ed anche giocattoli, cioccolata e dolci sono stati il più grande regalo.La situazione è davvero difficile e le persone da aiutare sono davvero tantissime, o forse troppe, ma quello che “Una Mano per un Sorriso – For Children” riesce a fare è davvero sorprendente.

Sono fiera di aver avuto l’occasione di vivere tutto questo in prima persona e non ringrazierò mai a sufficienza Paola per avermi donato l’opportunità di vivere questa esperienza.Ogni giorno da quando sono tornata a casa, ogni notte penso, realizzo e ringrazio per la fortuna di poter vivere in Italia, lontana dalla guerra, dalla fame e dal freddo pungente, ma sono altrettanto fortunata ad aver avuto la diretta possibilità di vedere negli occhi di molte persone la scintilla che brilla nella speranza e nell’attesa di poter finalmente tornare ad una vita normale, quella che da anni è stata strappata, bloccando sogni, aspettative e desideri.

Le bellissime foto fatte da Paola penso riescano a spiegare molto meglio di queste mie parole questa voglia di ricominciare nonostante la presenza di indelebili cicatrici e segni della guerra, sia a livello fisico che psicologico.La perdita di un componente della famiglia, un genitore, un figlio, uno zio è purtroppo una costante nelle famiglie che abbiamo conosciuto. Altrettanto costante è la situazione di incertezza dal punto di vista economico e finanziario in quanto sono in pochissimi ad avere un lavoro stabile e la maggior parte delle famiglie cerca di andare avanti supportata principalmente da questi aiuti e donazioni. Nonostante la città di Kilis abbia “accolto” un numero impressionante di profughi siriani, questa città, che cresce e si espande in maniera disordinata, non è in grado di offrire reali opportunità di riscatto per tutti e per questo le situazioni diventano sempre più difficili in quanto le dinamiche col trascorrere degli anni tendono a cristallizzarsi nel modo peggiore possibile.

Il sostegno che viene offerto è quindi realmente indispensabile, la possibilità di frequentare una scuola su misura di bambino, il ricevere mensilmente aiuti per riscaldare le fredde case o per comprare il cibo, i corsi per l’empowerment femminile sono davvero pilastri importanti che mi hanno reso, nonostante tutto, felice.I sorrisi dei bambini raccolti nella scuola e nelle famiglie li porterò tutta la vita con me, nella speranza di poter incontrare queste persone in una situazione migliore e con qualche certezza in più.

Ringrazio ancora una volta Paola per aver creato tutto questo. Non ci sono altre parole per descrivere tutto quello che fai e sei, quindi mi limito ad un semplice sħukrân (una delle poche parole che sono riuscita ad apprendere).

Grazie.

Condividi i nostri Sorrisi sui social