Tre donne in viaggio per un progetto comune: far sorridere.
Metti che sono tre, il numero perfett, metti che sono donne, metti pure che sono tenaci e con il pallino di voler cambiare il mondo, ecco questa è la storia di Paola, Anita e Lia.
Paola, insegnante e fotografa trevigiana Presidente dell’Associazione “Una mano per un sorriso – For Children”, Anita Avoncelli, trevigiana anche lei, dottore in Scienze dell’Educazione con il pallino per l’infanzia e la demenza ed infine Lia Bonaiata di Bergamo, esperta in comunicazione e cooperante per una ong italiana.
Nella giornata di Halloween, hanno deciso di partire per la lontana Kilis, al confine turco siriano per portare aiuti umanitari ai bambini e alle famiglie che rientrano nei progetti che l’Associazione sostiene in loco in collaborazione con la Onlus “Speranza – Hope for Children”, ma anche fornire un supporto pedagogico alle insegnanti che esercitano presso la “Smiling School”, una scuola dell’infanzia per bambini profughi siriani creata proprio al confine con la Siria, una scuola nata grazie al sostegno della Provincia Autonoma di Trento. Questa struttura rappresenta oggi una delle poche realtà di socializzazione per i piccoli bambini siriani relegati al confine della loro terra.
Già alcuni anni fa con Anita Avoncelli era nata una collaborazione tra un progetto di terapia occupazionale con anziane affette da demenza presso la Fondazione Villa d’Argento di Silea a Treviso, che attraverso un lavoro mirato potevano mantenere le loro abilità residue ma allo stesso tempo essere utili per i molti bambini che avrebbero ricevuto cappellini, sciarpe, copertine di lana.
In tale occasione si è allargato l’aiuto, perché un’altra realtà del trevigiano, la Comunità il Girasole di Varago è stata coinvolta, dove alcune anziane hanno contribuito a realizzare moltissimi prodotti per i bambini dell’asilo “Smiling School” di Kilis , ma anche per i piccoli pazienti della clinica pediatrica di Bab al Salam in Siria.
L’impegno delle tre volontarie non si è limitato a questo, perché il lavoro svolto mirava anche a dare specifico supporto alle figure educative presenti nell’asilo fornendo una vera e propria consulenza di fronte ai casi più complessi, come per la storia di Hassan, un bambino speciale, che solo dopo un’osservazione specifica e un lavoro in sinergia si è riusciti a coinvolgere e fare uscire dal proprio guscio di protezione ma anche rendere più socievole e stimolante, attraverso una manualità mirata, la giornata di questi fantastici bambini che frequentano la scuola.
La felicità attraverso i sorrisi, gli abbracci espressi dalle stesse insegnanti per i risultati ottenuti in questi pochi giorni di permanenza sono stati talmente al di sopra delle aspettative, che gli stessi responsabili dell’Associazione in Turchia hanno chiesto ai volontari presenti di avviare un progetto per effettuare specifici training e workshop per gli adulti impegnati giornalmente con i bambini.
Hanno espresso così la voglia di imparare, di cambiare, di migliorare e questo rappresenta sicuramente la richiesta implicita di un popolo che vuole rialzarsi.



