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Anita Petti

Sono partita per questa nuova ‘avventura’ con in testa la canzone di Ben Harper:

“I can change the world, with my own two hands
Make a better place, with my own two hands
Make a kinder place, oh with my, oh with my own two hands
With my own, with my own two hands
With my own, with my own two hands …”

E nel nostro piccolo è proprio questo che abbiamo fatto, cercare di creare un posto migliore, un posto più accogliente per i bambini e le famiglie siriane. Non nascondo che è stata un’esperienza forte per me, nonostante fossi abituata a situazioni di disagio e difficoltà. A Kilis, però, ho toccato con mano le conseguenze orribili della guerra.

Famiglie che hanno perso tutto, donne con tanti figli senza marito, uomini distrutti fisicamente dalle bombe o spari, potrei continuare all’infinito ma preferisco pensare ai sorrisi dei bambini, alla speranza che possano avere un futuro migliore nonostante l’oscurità di adesso.Per fortuna ho avuto bellissimi compagni di viaggio, persone interessanti e non scontate che hanno reso l’esperienza ancora più arricchente. La condivisione a fine giornata aiutava a vedere e rivivere momenti che, magari presa da altre cose, ti erano sfuggite.

In questi tipi di missione i maghi fanno la differenza, aiutano anche chi è là con loro ad avvicinare i bambini (anche i più timidi) e il resto va da sé. Con loro torno bambina anch’io, sono bravi davvero! Anche nelle mie precedenti esperienze di volontariato andavamo a visitare le famiglie, ritengo sia una delle cose più importanti. Crea con loro un legame che altrimenti non si avrebbe modo di instaurare, aiuta il sapere che c’è qualcuno che pensa a loro e non li abbandona e per alcune famiglie conoscere le persone (estranee) che fanno attività a scuola con i loro figli li rassicura e in generale diventa anche più semplice per l’associazione capire le loro effettive esigenze.

Le attività scolastiche fatte in base ad un tema specifico sono costruttive, non solo il semplice colorare, disegnare o giocare. in questo voi maestre siete illuminanti!

Insomma, mi piace il modus operandi (che parolona!) dell’associazione, semplice ed efficace, come è nel mio stile!

Mi sarebbe piaciuto visitare un campo profughi anche se già solo il parlare con il dottore Alì mi ha stretto il cuore.

Tenetemi, comunque, in considerazione se avete idea di andare.

Inutile dire che resteremo in contatto, cercherò di supportarvi in qualsiasi modo e se avete bisogno di organizzare qualcosa a Roma sono a disposizione.

A presto

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