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EMERGENZA TERREMOTO SIRIA – TURCHIA

Era il 18 febbraio quando, a poco più di 10 giorni dal terremoto che ha devastato parte della Turchia del sud e della Siria del nord, quando la squadra di Una mano per un Sorriso – For Children è arrivata nei luoghi più colpiti per portare aiuto alle popolazioni colpite dalla catastrofe.
18 Febbraio 2023
Stamattina è iniziata ufficialmente la nostra missione qui a Kilis, missione inclusa nel programma “Smiling Family” che sostiene da molti anni 30 famiglie siriane imprigionate al confine con la loro terra.
Una missione che il 6 febbraio ha assunto un valore decisamente diverso, caricandoci anche di responsabilità non indifferenti sotto molti punti di vista.
Questa mattina il primo obiettivo è stato quello di cercare di comprendere esattamente di che cosa avessero bisogno queste famiglie, in particolare capendo anche che cosa già ci fosse, che aiuti siano già assicurati dalle autorità e che cosa invece manca ancora.
Abbiamo deciso di aumentare il budget di sostegno per ogni famiglia, ma di sostituire la consegna del carbone con un kit igienico indispensabile in questo momento.
Eravamo molto preoccupati di non riuscire a rispondere alle necessità e di poter in qualche modo fallire questa missione. Ma sono ancora una volta i volti dei bambini che ci aspettano all’uscio delle porte, i loro sorrisi che si mescolano con le bolle di sapone che ci fanno capire d’essere nel posto giusto al momento giusto.
Grazie a tutti voi che state sostenendo questo viaggio tra macerie e sorrisi.
19 Febbraio 2023
Oggi abbiamo deciso di effettuare un sopralluogo nella regione di Hatay per testimoniare i danni apportati dal terremoto del 6 febbraio tra Turchia e Siria.
Abbiamo visitato la regione di Hatay e ci siamo addentrati nella città di Antakya cuore della catastrofe.
Siamo entrati nell’ospedale di Antakya. In questo luogo nessuno ha il permesso di entrare perchè è stato trasformato nel primo centro di pronto soccorso per tutte le persone affette dalla catastrofe.
Qui vengono soccorsi i sopravvissuti e smistati poi, in base all’urgenza, negli ospedali delle città vicine. Incontriamo ed intervistiamo un responsabile delle operazioni all’ospedale appartenente all’organizzazione UMKE (National medical rescure team) che ci racconta che qui vengono soccorsi fino a 100 bambini al giorno.
Quello che abbiamo visto è difficilmente raccontabile e forse non è neppure il nostro compito farlo, certamente quello di cui vogliamo parlarvi sono i bambini.
Non lasciamoli soli.
20 Febbraio 2023
Scrivervi stasera è difficile perchè le ultime le ultime 48 ore sono state un susseguirsi di emozioni complesse da spiegare e anche da gestire.
Ieri abbiamo deciso di andare nelle zone più colpite dal sisma che il 6 febbraio ha colpito parte della Turchia e della Siria provocando migliaia di morti, feriti e altrettanti sfollati. Questo per comprendere e portarvi testimonianza di ciò che è necessario fare e al tempo stesso fare la nostra piccola parte.
Questa doveva essere una delle “normali” missioni che ogni inverno siamo soliti fare per portare aiuti umanitari alle 30 famiglie siriane che sosteniamo qui, in Turchia, al confine con la Siria.
Ma dopo ciò che è successo abbiamo deciso di rimboccarci le maniche che triplicare il nostro intervento dividendolo tra le necessità immediate qui in Turchia e alcuni interventi di emergenza all’interno della Siria.
Dopo aver saputo che molte famiglie in fuga dal terremoto erano giunte fino qui a Kilis abbiamo deciso di inserirle nel nostro programma di sostegno.
Stamattina abbiamo visitato alcune di queste famiglie e ascoltato le loro storie. Abbiamo guardato i video delle loro case distrutte e le fotografie dei loro cari mancati a causa della catastrofe.
E’ stato difficile.
Tremendamente difficile.
Ma come ogni volta abbiamo deciso di tirarci su le maniche e sfoderare i nostri migliori sorrisi per arrivare ai loro cuori e soprattutto ai cuori dei bambini per dar loro conforto e qualche minuto di gioia.
Erano le 19.34, come testimonia l’orologio appoggiato a terra dopo la scossa del 6 febbraio per paura che potesse cadere e rompersi, quando siamo entrati in quella che doveva essere la penultima casa da visitare oggi.
Abbiamo ascoltato, giocato e riso, abbiamo salutato i bambini e ci siamo diretti verso il supermercato per caricare nuovamente la macchina e poi ripartire.
Alle 20.04 ora locale le vetrine del supermercato hanno cominciato a tremare, il cemento mancava sotto i piedi. Poche parole “Usciamo, usciamo”
Per strada in pochi secondi si sono riversate centinaia di famiglie, molti bambini e le ambulanze hanno cominciato a frecciare.
Siamo rientrati a piedi nel nostro quartiere perchè il nostro autista era sfrecciato vita per allontanare la macchina dalle case, e poi abbiamo saputo per raggiungere il padre solo a casa.
Ora mentre vi scrivo siamo in un luogo sicuro per aspettare la fine delle scosse di assestamento.
Quando siamo entrati nella stanza ci siamo accorti che c’erano tantissime persone e bambini, Majad ci ha accolto sulla porta e mi ha detto: “Hai visto hai una famiglia qui sotto.”
Ora Matteo e Christian stanno facendo palloncini e mettendo nasini rossi a tutti.
Siamo al sicuro, siamo in famiglia.
23 Febbraio 2023
Rientrati a casa è veramente difficile capire da dove cominciare a raccontarvi quello che abbiamo vissuto in questa missione.
Quello che ci siamo trovati davanti è una catastrofe che mai nella vita avevo visto con i miei occhi.
Eppure chi mi conosce sà bene che di situazioni disastrose ne ho viste.
Partirò nei miei racconti dai momenti che più mi hanno fatto capire la reale entità di quel che sta succedendo e dei danni inqualificabili che sta provocando, ma soprattutto da dove noi dobbiamo ripartire.
Domenica 20 febbraio abbiamo deciso di andare nella regione di Hatay addentrandoci fino la città di Antakya, cuore della catastrofe, per testimoniare quello che era successo il 6 febbraio scorso e al tempo stesso renderci conto di cosa realmente noi potessimo fare di fronte a un evento così grande.
In realtà una volta lì l’unica cosa chiara e’ stata che il nostro piccolo contributo difronte a palazzi di 10 piani piegati su un fianco era decisamente una goccia nel mare.
La strada di rientro verso Kilis sembrava infinita.
Ho dormito perchè non avevo nessuna idea su come affrontare quello che avevo visto.
Mentre il nostro autista recitava le sue preghiere, non ha mai smesso per tutto il viaggio, riuscivo a pensare solo alle persone ancora sotto quelle macerie, ai bambini scalzi nel campo profughi, ai cimiteri improvvisati sotto il cavalcavia. Ma nessuna idea su cosa fare.
Rientrata a Kilis M. mi ha chiesto di vedere le fotografie che avevo scattato. Non diceva nulla, ma ad un certo punto mi ha chiesto di rivedere l’immagine di un palazzo con i vetri rotti.
Piangendo mi ha detto che quel palazzo era uguale a quello su cui ha visto passare il primo aereo in Siria. Poi ha aggiunto: “Quel giorno ho visto morire il mio primo amico.”
Mi si è gelato il sangue. Conosco M. da nove anni, cioè da quando lui e suo fratello sono venuti a Kilis perchè i loro genitori erano morti a causa di un barile bomba in una città vicino Aleppo. Era un bambino di poco più di 10 anni. Oggi M. è un uomo.
Quando ha smesso di piangere mi ha guardato e mi ha detto: “Paola quando ti ho visto la prima volta non sapevo se tu fossi una brava persona, ma poi sei tornata, poi sei tornata, poi sei tornata, poi sei tornata e ritornata. Ed ho capito che sei una brava persona. Oggi sei qui con noi.”
Le sue parole sono valse il viaggio un viaggio cominciato quasi dieci anni fa e che oggi sicuramente non si fermerà.
Quello che può fare e che farà questa piccola associazione, con il vostro aiuto, sarà occuparsi Umanamente, e con le proprie possibilità, di queste persone.
Per questo, e per altre storie che vi racconterò, da oggi un’altra parola assume, per me, un significato totalmente diverso, molto più prezioso di quel che potessi immaginare.
Ritornare.
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