Grazie Laura” mi ripete ormai tra tre anni Paola. Ogni volta le rispondo: “grazie di cosa? Non ho fatto nulla.”
Paola mi risponde sempre allo stesso modo: ”invece no, hai fatto tantissimo”. Solo oggi, al mio ritorno da Kilis, comprendo le parole di Paola, comprendo l’importanza di incartare anche un solo sapone di Aleppo, un vasetto di spezie siriane, catalogare medicinali e contare peluche.
Ora è tutto più concreto, più vero. Oggi Mohammed, Yussef, Ghays hanno avuto la sedia a rotelle per il papà, la speranza di un giardino dove vedere il sole e un bagno in casa.
Si parte quando si crede si esser pronti o si è raggiunta la convinzione che “pronti non lo si sarà mai”.Quello è il momento di andare. In fin dei conti i dvd li hai visti e rivisti milioni di volte, hai ascoltato le storie di Paola, Francesca, Dimitri e Feras.
”Ho visto”. “Ho ascoltato” ma come si può esser pronti a qualcosa quando si è usato così poco di se stessi? E poi varchi la prima casa e il tuo corpo entra in un frullatore, non hai scelta, devi ascoltarlo e, mentre cerchi di controllare le tue emozioni con la razionalità, l’olfatto, il gusto e tutti gli altri sensi prendono il sopravvento.
In molte case il capofamiglia è diventato un bambino che ha dovuto crescere troppo in fretta perchè il papà o non c’è più oppure è malato o menomato da questa guerra. Eppure questi piccoli uomini sanno esattamente cosa fare in ogni momento, cercano subito qualcosa da offrirti, spesso non hanno nulla e ti offrono il bene più prezioso che hanno: “l’acqua”.
E lì anche l’acqua ha un sapore diverso, e continua il frullatore delle emozioni fino a che arriva l’empatia con le loro anime, senti il loro imbarazzo, il dolore, la loro grande dignità e la gioia immensa nell’averti lì con loro anche solamente per il piacere di sorseggiare un bicchier d’acqua assieme.
Devi gestire l’equilibrio e lo spazio, sei lontano da casa migliaia di km ma ancora nel tuo stesso pianeta, sei entrato in un mondo capovolto eppure ti sembra di non aver mai camminato, ogni tuo passo può essere quello di un elefante, mentre questi occhi che hanno visto la guerra ti guardano il loro respiro ti può spostare se non tieni i piedi scalzi ben forti a terra.
La forza la trovi, la forza si trova sempre se credi in quel che fai, se credi che quel che stai facendo sia una cosa buona, allora vai avanti, le famiglie da visitare sono tante, troppe in quella situazione drammatica!
Ogni tanto rallenti, devi farlo, e pensi a casa e a quante volte hai usato parole senza in fondo capirne realmente il significato.
“Assieme si può” Sì!
Ogni volontario che è rimasto in Italia ha contribuito a tutto questo, e tu non vedi l’ora di tornare e fargli capire quanto amore ogni loro gesto ha donato, i “GRAZIE” che hai ricevuto sono anche per loro.
E sono proprio i grazie e la loro speranza ritrovata che ti disarmano, ora puoi piangere.
PIANGERE DI GIOIA SI PUO’!
E’ ora di tornare a casa e rimettersi ad incartare saponi, ma questa volta ogni sapone ha un valore diverso.
“Anche se il timore ha più argomenti, tu scegli la Speranza”
Sempre.

