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NON SONO CONFINI. SONO ORIZZONTI! Report di Paola Viola

Report di Paola Viola della missione di Gennaio 2024 Nairobi, Kenya.

Eccomi qui, come ad ogni ritorno, a cercare di racimolare le parole per raccontarvi un altro pezzo di storia che pian piano prende forma sotto i nostri occhi. Mai come in questa occasione mi sento di poter chiaramente dirvi che il cambiamento è in atto. Non è più solo un sogno, ma è necessario ammettere che questa è la realtà e che noi ne siamo parte, e forse un po’ anche causa.

Questo sarà un report un po’ diverso dai soliti, molto più slegato da oneri formali volti a dimostrare che stiamo facendo il “nostro lavoro”, ma più emozionale e coinvolgente, spero, nonché almeno in parte molto più personale. Perché diciamocelo tutto questo: questo grande palazzo di quasi tre piani, il viaggio, la ricostruzione, la clinica e i rinsaldati rapporti sono frutto di emozioni, grandi emozioni che muovono piccoli uomini e donne.

Quindi tiriamo fuori queste emozioni. A caso, insomma, come mai lo è.

La nostra missione è iniziata il 31 dicembre dell’ormai passato 2023. L’idea era quella di partire una settimana prima della programmata missione per fare un viaggio nelle zone rurali del Kenya e in particolare nelle zone di Kisumu, Homa Bay e in generale del lago Vittoria.

In molti post ho raccontato questi viaggi cercando di spiegare le motivazioni che ci spingono ad effettuarli, ma forse mai li ho scritti su un report, proprio per questo motivo comincerò proprio dal raccontarvi questo viaggio e i suoi scopi. Perché decisamente è una parte del cambiamento di cui vi accennavo.

 

 

Raggiungere le zone rurali del Kenya e in particolare queste, che vi ho sopra citato, è essenziale per comprendere la cultura e la vita delle flotte di persone che circa dagli anni 60/70 hanno contribuito, con la loro migrazione alla nascita del fenomeno degli slum, anche se in realtà ben più tardi, cioè circa all’inizio degli anni 2000, sì è acquisita una consapevolezza del fenomeno ed è iniziato un intervento della cooperazione internazionale volto al risanamento di questo dilagante fenomeno. L’origine della formazione degli slum è da attribuirsi alla rapida migrazione dagli ambienti rurali verso le città, ma le nuove forme di capitalismo, la globalizzazione e infine la crisi economica globale hanno da un lato imposto la fuga dalle aree rurali e dall’altro costretto una moltitudine di esseri umani ad ammassarsi nelle baraccopoli (Slum = Quartiere urbano di abitazioni sordide e malsane, privo di adeguati servizi igienici e sociali.) nella speranza semplicemente di sopravvivere. Le skill necessarie e richieste per un ingresso in queste “iper civilizzate” città è stato una condanna per milioni di persone.

Proprio dalle contee di Kisumu e Homa Bay provengono quasi tutte le famiglie dei nostri studenti alle Smiling School. Quindi comprendere da cosa sono fuggite queste persone, capire se siano realmente

consapevoli di cosa li aspetta nelle città e studiare alternative valide al continuo popolarsi degli slum è, a mio avviso, l’unica strada percorribile per arginare questo fenomeno.

Per quanto concerne la consapevolezza della realtà nelle baraccopoli, anche in quest’occasione come in molte altre, è chiaro parlando con le persone che vivono nelle zone rurali che non esiste consapevolezza di ciò che accade nelle baraccopoli delle grandi città. Il miraggio della città è ancora oggi una chimera incantatrice per la popolazione del ceto medio basso e basso. Differente invece è la visione di chi sta evolvendo in e con queste città, che oggi non sono più paesini isolati, ma hanno assunto l’aspetto e l’efficienza di città commerciali in cui tecnologie e comunicazione riescono a impiegare la parte della popolazione che attraverso una buona istruzione è riuscita a mettersi al passo con la globalizzazione, almeno in parte. Sono ovviamente anche le multinazionali e le aziende gestite da grossi imprenditori, per lo più provenienti dall’India, che impiegano oramai, per la maggior parte, lavoratori locali sia per ruoli amministrativi e gestionali che per la manovalanza.

 

Investire quindi nell’agricoltura locale coinvolgendo piccole o grandi comunità dei villaggi circostanti queste città potrebbe essere una prima risposta. Processo che si attua attraverso la creazione di squadre di lavoro fornite di tutti gli strumenti necessari, seppur basilari, per arrivare dalla semina al raccolto. Ed è quello che in via informale stiamo tentando di fare in un piccolo villaggio nei dintorni di Homa Bay. Creare una squadra di lavoro dove un caposquadra possa istruire molti altri braccianti a svolgere questo lavoro significa divulgare la conoscenza e la consapevolezza della possibilità di vivere grazie a quell’immenso patrimonio che è la terra, la terra d’Africa. Inoltre quest’attività fa desistere i piccoli proprietari terrieri a svendere le loro terre per un facile, ma misero guadagno. Il fenomeno della vendita al dettaglio per una sopravvivenza effimera non solo ha causato l’avvento di enormi business d’incontrollabile crescita, ma anche la migrazione verso luoghi ignoti come gli Slum.

Certamente l’inversione di tendenza e la presa di coscienza che potrà portare una riconquista delle proprie terre e della propria storia, nonché dignità, sarà un processo lungo, ma come vi dicevo e vi dimostrano queste immagini è già iniziato.

Un’altra delle finalità di questi viaggi è comprendere la cultura della cura e del mutuo aiuto, un concetto che ho imparato in Kenya fin dal mio primo viaggio nel 2011. Un aiuto in cui gli scambi interni, il reciproco sostegno, la condivisione e la capacità empatica si concretizzano nel gruppo, nella comunità stessa. Quindi in definitiva potrei confessarvi che lo scopo è reimparare a vivere ricostruendo comunità. Proprio per questo motivo una delle nostre visite più illuminanti si è svolta nella parrocchia di Peter Obonyo. Peter gestisce una comunità a Kisumu dove accoglie moltissime donne e uomini che hanno faticato nella loro vita a trovare uno scopo e una ragione di salvezza lasciandosi coinvolgere in tristi storie di alcolismo, droga a basso costo e prostituzione nonchè nell’essere coinvolti in abusi sessuali o fruttamento lavorativo. Queste sono purtroppo problematiche che conosciamo bene perchè attanagliano anche, purtroppo, la maggior parte delle famiglie che fanno parte della comunità di Korogocho, Dandora e Ngomongo. Ma allora perchè venire fino a qui per ascoltare queste storie?

Perchè Peter è un uomo incredibile che ha creato un progetto di mutuo aiuto che dovrebbe essere, anzi deve essere un esempio per tutti noi. Per questo motivo abbiamo fatto oltre 400 km per raggiungerlo. Studiare queste comunità e le metodologie che attuano per sostenere la loro gente è indispensabile per comprendere come noi possiamo in punta di piedi inserirci in questa storia e dare un contributo reale e impattante. L’incontro con Peter è stato illuminante ed estremamente istruttivo.

In questo viaggio, per la prima volta, ho visto confini trasformarsi in orizzonti.

Così anche nel mese di Gennaio siamo partiti carichi di idee e di progetti da realizzare con i ragazzi. Ma dopo un po ‘di mesi dall’apertura del nuovo Smiling Center mi sembra doveroso, visto che questo un report è un pò diverso come vi ho già anticipato, vorrei darvi soprattutto maggiori strumenti di comprensione della visione che sta alla base di questo progetto. Proprio per questo motivo vorrei soffermarmi nel raccontarvi il progetto ORIZZONTE BLU che certamente ha caratterizzato e influenzato la nostra permanenza in Kenya e senza dubbio anche il nostro ritorno. Lo scorso anno abbiamo iniziato questo programma che mira a non solo scoprire e sviluppare i talenti dei nostri studenti, ma anche ad abbattere ogni confine immaginabile e devo dire che, almeno per quanto mi riguarda, lo ha fatto.

Nel gennaio del 2023 inizia questa avventura incredibile grazie alla collaborazione con Francesco Sena che è venuto in Kenya alle Smiling School per insegnare ai bambini come poter immaginare di vivere un’altra vita attraverso il racconto della sua passione per il mare. Lo scorso anno quindi Francesco con l’aiuto di Silvia e Alisia ha insegnato ai bambini a nuotare senza il mare attraverso il teatro, la musica e la passione.

Da quel primo progetto era nata una mostra fotografica che da un anno sta girando in diverse parti d’Italia e non solo, per raccontare come anche i bambini che vivono nelle baraccopoli e nella discarica di Dandora siano pieni di talenti. Vi lascio qualche immagine qui per aiutarvi a comprendere il valore di questo progetto e in realtà anche il difficile da sopportare conflitto etico che ha poi fatto nascere anche in noi.

ORIZZONTE BLU. DALLA DISCARICA AL MARE!

Per leggere l’articolo sulla realizzazione di questo progetto leggi QUI

 

Per concludere questo report vorrei parlarvi del futuro. Una Mano per un Sorriso For Children ha delineato ambiziosi obiettivi a breve e lungo termine per migliorare le strutture scolastiche gestite nelle baraccopoli di Nairobi, che attualmente accolgono circa 300 bambini. Uno dei primi passi verso questo obiettivo è l’acquisizione di un terreno adiacente alla Smiling School Lucky Summer, un passo fondamentale per l’ampliamento dello spazio disponibile e il miglioramento delle strutture esistenti. Obiettivo che è stato raggiunto il 19 gennaio 2024 dopo mesi di trattative e lavoro a distanza con i nostri collaboratori.

L’acquisto di questo terreno consentirà la creazione di una mensa scolastica completa di cucina, un’aggiunta vitale per garantire che i bambini non debbano più fare il viaggio di ritorno nelle baraccopoli durante l’orario di pranzo. Per molti di loro, questo pasto giornaliero fornito dalla scuola rimane l’unica fonte di nutrimento durante la giornata. L’eliminazione di questa necessità di viaggio aumenterà la sicurezza e il benessere dei bambini, consentendo loro di concentrarsi meglio sulle attività educative. Inoltre, l’acquisto del terreno permetterà la realizzazione di un campo sportivo e di un giardino, fornendo agli studenti un ambiente sicuro e protetto dove poter praticare sport e instaurare relazioni positive con i propri coetanei. Questo non solo favorirà la salute fisica e mentale dei bambini, ma contribuirà anche a creare un senso di comunità e appartenenza all’interno della scuola.

Vorrei semplicemente concludere questo report ringraziandovi per la fiducia che riponete in noi: una piccola grande famiglia di cui, per qualche strana ragione, che tu né sia consapevole o no, ne fai parte anche tu.

 

 

Grazie a Daniela che con la sua telefonata improvvisa da Roma nell’Aprile del 2021 ci ha aiutato a credere in questo progetto prima ancora che nascesse.

Oltre a tutte le aziende e persone già citate vorremmo esprimere anche un doveroso grazie alla CHIESA VALDESE, che grazie al contributo derivato dalla destinazione del 8XMILLE VALDESE, e a LUSH ITALIA che con il loro contributo ci hanno permesso di terminare il progetto in tutte le sue parti nei tempi stabiliti.

La realizzazione di questa impresa è stata possibile grazie a chi ci ha aiutati a sostenere tutte le spese, previste e impreviste, per la realizzazione del centro, e continuerà ad esistere grazie a tutti quelli che ci crederanno continuando a sostenerlo.

Perché tutto questo è meraviglioso, ma per continuerà ad essere una sfida continua.

Grazie a chi ci ha creduto, grazie a chi ci sta credendo e grazie soprattutto a chi continuerà a crederci. A credere in un futuro migliore per i nostri bambini.

 

E’ possibile continuare a sostenere le attività e la crescita di questo progetto grazie a queste iniziative:

ADOTTA UN TALENTO 

“Una Mano per un Sorriso – For Children”

Causale: ADOTTA UN TALENTO 

IBAN: IT17 U089 0462 1810 2800 0109 712

Per adottare un TALENTO sono sufficienti 240€ all’anno! Che potrai versare attraverso un contributo mensile continuativo di 20€ mensili.

Per avviare il tuo sostegno e ricevere ulteriori informazioni scrivi a: unamanoperunsorriso.onlus@gmail.com

 

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