From Aleppo to Kilis: quando la guerra crea migrazioni.
Quattro giorni per conoscere e documentare storie di famiglie, bambini e progetti.
Kilis, confine turco – sirano – Un muro di 760km: l’ennesima barriera di isolamento tra popoli. Erdogan ha innalzato una parete di calcestruzzo per contenere il movimento del Pkk verso la Turchia, e viceversa. Un intervento drastico che impatta non solo su i curdi, ma anche sul flusso migratorio di civili siriani in fuga da un’atroce guerra.
A Kilis, città di confine, il muro si vede. Siamo a 7 chilometri dalla Siria e ci sono circa 130 mila profughi, di cui 60 mila vivono in campi di accoglienza e i restanti alloggiano in garage, tende, case abbandonate, con scarsi servizi igienici, poca acqua e spesso senza luce.
I loro sorrisi sono la benzina che alimenta la speranza per un futuro migliore, ognuno di noi dovrebbe arrendersi al fatto che una società che coopera vive meglio; a piccoli passi ci avviamo verso il progresso umano, quello che riduce le diseguaglianze.
Un sistema al collasso quello turco, con scarsa attenzione alle politiche di integrazione, alimenta una condizione di disagio e un continuo aggravarsi dello stato delle diseguaglianze.
Per questo motivo l’ONG “Una mano per un Sorriso – For Children” ha deciso di attivare 5 progetti finalizzati alla restituzione della dignità persa del popolo siriano a Kilis.
Per quattro giorni, ho collaborato con altre due volontarie allo sviluppo e monitoraggio di tre di questi progetti.
Due giorni con i bambini della Smiling school – Visti i grandi problemi riguardanti la continuità dell’istruzione per i piccoli rifugiati siriani, a Kilis, è stato attivato un progetto per garantire un’istruzione di base a 82 bambini dai tre ai sei anni. Un luogo sicuro che restituisce il diritto all’infanzia, al gioco e alla costruzione dell’identità.
In questa missione ho avuto il compito di documentare le attività svolte nell’asilo, e inoltre quello di raccontare giorno per giorno la vita insieme a loro.Quattro classi da venti bambini circa ciascuna, due classi la mattina e due il pomeriggio. I piccoli sono felici del nostro arrivo, sanno che di tanto in tanto qualcuno andrà a fargli visita, per loro è importante non sentirsi abbandonati. I loro sorrisi sono la benzina che alimenta la speranza per un futuro migliore, ognuno di noi dovrebbe arrendersi al fatto che una società che coopera vive meglio; a piccoli passi ci avviamo verso il progresso umano, quello che riduce le diseguaglianze.
Auspicare all’uguaglianza non è utopia.Possiamo lavorare insieme, creare gruppi di cooperazione, possiamo farlo nel nostro piccolo, innescare scintille e dar vita al cambiamento. Solo nel momento in cui avremo la possibilità di capire che anche il nostro ambiente sociale e le nostre relazioni migliorerebbero, allora saremo disposti ad impegnarci sul serio.Creiamo comunità libere, eguali e felici, cosicché le prime possano aiutarne altre, e così via, una catena senza fine.



