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Silvia Berlingozzi

“TI ANDREBBE DI FARE NATALE A KILIS?”

 

Era il 26 maggio del 2019, quasi un anno fa ormai.

Paola mi scrisse pochi giorni prima di quella data dicendomi che sarebbe stata a Siena in visita da Federica, una volontaria dell’associazione e anche mia amica. Era una splendida occasione per ritrovarsi tutte assieme e parlare dei progetti futuri di Una mano per un Sorriso – For Children.

Ci incontrammo a Firenze, era una domenica piovosa, ma l’entusiasmo ebbe la meglio sul grigiore della città.

Paola mi chiese: “Ti andrebbe di fare Natale a Kilis?”

Io non esitai e fui felicissima di accogliere quella richiesta. Accanto a me Federica, cuore dolce e compassionevole, cominciò a fare domande e nel giro di qualche mese il suo interesse diventò reale, a inizio estate faceva parte anche lei del gruppo per la missione di Natale.

A settembre il team al completo comprendeva quattro ragazze: Sophia, Anita, Federica e me. Per la seconda volta partivo con un gruppo di sole donne, che grande risorsa!

Arrivammo a Gaziantep la sera del 22 dicembre 2019, Majad, il referente capo in loco, ci stava aspettando all’uscita dell’aeroporto per portarci a Kilis.

La mattina seguente eravamo già operative: avremmo passato tre giorni alla “Smiling School – Kilis” per svolgere la didattica nelle classi riattivando inoltre il progetto di prevenzione orale, e i restanti tre giorni sarebbero stati dedicati totalmente alle famiglie dei profughi siriani residenti a Kilis.

Rientrare in quelle piccole stanze fu una vera emozione, le maestre e qualche bambino mi riconobbero, o meglio, si ricordarono di una buffa ragazza che qualche mese prima si era presentata con lo stesso costume da ciuchino!

Le ore assieme ai bimbi, in quei giorni, trascorsero spensierate tra sorrisi e colori, alternando momenti di euforia ad altri d’infinita dolcezza.

Insieme alle ragazze organizzammo giochi educativi per stimolare creatività e manualità. Un tripudio di tempere, pennarelli e brillantini, strumenti senza i quali non avremmo potuto svolgere le nostre attività, è per questo motivo che ringrazio tutti coloro che si sono impegnati nella raccolta fondi per lo “Smiling Christmas 2019”.

Gli aiuti che provengo dalle donazioni sono fondamentali per la riuscita di una missione, e sono stata felice di poter riattivare il progetto di prevenzione orale con tanti spazzolini e dentifrici. E’ chiaro però che non siano sufficienti i materiali per la buona riuscita di una missione, ma che soprattutto servano entusiasmo e motivazione dei volontari che operano.

Smiling Family Kilis” è il secondo grande progetto al quale partecipammo nei restanti giorni. Da più di quattro anni vengono forniti voucher alimentari, kit per neonati, giocattoli, coperte e carbone per l’inverno. Inoltre alcune famiglie con bisogni speciali vengono assistite con il progetto “Special Smile“: pannolini per i bambini disabili, medicine e supporti per agevolare le loro vite.

Le famiglie che vengono accolte nel progetto sono quelle che hanno più difficoltà nell’integrarsi, quelle più emarginate e con gravi problemi economici perché spesso  il padre è un ferito di guerra e impossibilitato nel trovare un lavoro. Riescono quindi a sopravvivere con gli aiuti dell’associazione, grazie a qualche risparmio e soprattutto al grande aiuto che è fornito da amici e vicini di casa, una cosa che sento ripetere molto spesso nelle interviste, si è creata infatti una fitta rete di solidarietà attorno queste famiglie.  Le abitazioni in cui vivono sono garage, piccole stanze, e alloggi di fortuna poco salutari, spesso sovraffollati e pagati molto più del loro valore.

Meno di un anno fa, a Kilis, si contavano circa 130 mila profughi.

Il 9 ottobre 2019 la Turchia ha dato vita alla “Primavera di pace” o “Fonte di pace”, un’operazione con la quale le forze di Ankara cercano con forza di occupare territori controllati dai curdi nella Siria settentrionale. Erdogan ha due obiettivi, il primo dichiarato sono i combattenti delle Ypg (Unità di protezione popolare) considerati l’estensione del Pkk, il Partito dei Lavoratori Curdi, da decenni in lotta per l’indipendenza dalla Turchia. Il secondo sono i profughi siriani in terra turca: con un progetto di 27 miliardi di euro, Erdogan sta creando una “zona di sicurezza” lunga 380km e larga 30, all’interno della quale costruire scuole, ospedali e case per reintrodurre 2 milioni di persone. I primi di dicembre 2019 Erdogan afferma di volere aiuti dall’Europa per il suo progetto; in quel momento già 370 mila profughi venivano reintrodotti in Siria.

Le vittime di questa operazione sono i curdi, popolo senza Stato, sacrificati ancora una volta per le logiche geopolitiche delle grandi potenze, abbandonati anche dalle forze americane, loro alleate da anni nella lotta contro l’Isis. Il 20 dicembre 2019 si parlava di 175 mila sfollati con 209 morti di cui 70 bambini. Dati allarmanti che solo dopo molti mesi hanno fatto scattare una tregua, grazie anche alle richieste di Trump e al ruolo arbitrale di Putin.

Dall’inizio dell’operazione turca, a Kilis la situazione è cambiata: alcune famiglie sono rientrate in Siria, altre invece si sono spostate verso città come Gaziantep e Istanbul. Altre ancora, dopo molti anni si sono ricostruite una vita nella cittadina e hanno ceduto il nostro sostegno ad altre famiglie.

Ad oggi si contano nel progetto 25 famiglie e 10 di queste sono nuovi ingressi rispetto all’aprile scorso.

Il 24 dicembre, arrivarono a Kilis anche Paola Viola e Mattia Bidoli. Alloggiavamo nello stesso resede ma ci occupavamo di cose diverse. Paola, come presidente dell’associazione stava lavorando da mesi per riuscire ad entrare in Siria e portare qualche aiuto. Un duro lavoro, sempre tra telefono e pc in attesa di una risposta per passare il confine. Dopo tre giorni di chiamate, colloqui, informazioni non chiare e accordi saltati riuscirono ad ottenere una risposta: non potevano superare il confine, ma grazie ad un fixer avevano la possibilità di visitare un campo “informale”, ovvero non ufficiale. I campi “informali” spesso si trovano nelle vicinanze di quelli gestiti dal governo o da UNHCR, ma la loro esistenza non è ufficiale. Proprio in uno di questi campi, il 28 dicembre, giunsero Paola e Mattia dopo quasi 8 ore di viaggio! Lo scopo era fare arrivare qualche aiuto, ma anche un po’ di magia con il progetto “MilesXSmiles”. Entrarono nel campo alle 9.00 di mattina e noi da Kilis guardavamo la diretta trasmessa da Paola, fu una vera emozione. Regalarono qualche ora spensierata ai bambini, tra tutto quel fango c’era ancora qualcosa per cui valesse la pena sperare, i loro sorrisi e la loro voglia di farcela.

A kilis invece il campo profughi non esiste più; solo qualche mese fa potevo scorgerlo dalla collina.

La situazione è al collasso: nei territori di confine si scontrano flussi migratori importanti. Durante i giorni della nostra permanenza arrivavano notizie sulla nuova offensiva di Assad nella provincia nord occidentale di Idlib, ultima zona appartenente ancora ai ribelli dell’esercito libero siriano ma in parte, anche in mano ai jihadisti.

Spesso Erdogan ha sollecitato un aiuto della NATO per il “cessate il fuoco”, minacciando anche l’UE di riaprire le frontiere per il passaggio dei nuovi  profughi siriani verso la Grecia. Si conterebbero infatti circa 2 milioni e mezzo di civili in fuga dalla provincia di Idlib dall’inizio degli scontri di dicembre 2019.

In quei giorni, a pochi chilometri da noi stava cominciando una delle offensive più atroci dal 2011, dove le forze in gioco erano abbastanza evidenti e schierate: la Russia alleata con il regime di Assad e fornitrice di innumerevoli dispositivi bellici e La Turchia unita con le forze ribelli.

La vicinanza fisica a quegli eventi mi pose di fronte ad una realtà sconvolgente, ovvero il disinteresse mondiale verso queste vicende e l’impossibilità di organi internazionali di agire a causa della forte influenza su campo di potenze come la Russia. Non possiamo però restare immobili, dobbiamo innanzitutto informarci, questi  avvenimenti spesso sono omessi dai telegiornali, che in questo caso diventano uno strumento di disinformazione e oscurando la verità si mettono dalla parte degli stati che commettono crimini. Il web ci fornisce la possibilità di leggere innumerevoli articoli, confrontarli e avere notizie abbastanza attendibili per quelle zone del mondo così dimenticate. Naturalmente l’interesse nei confronti di quello che succede nel mondo e la sensibilità verso argomenti non convenzionali non sono sentimenti scontati per la maggioranza della popolazione istruita. Credo però nelle scintille ovvero in quelle donne e uomini che innescano la curiosità per la conoscenza e credo soprattutto nelle persone che fanno appassionare perché con tenacia e coraggio coltivano la speranza e continuando ad operare in zone difficili ci raccontano storie troppo spesso trascurate.

Una divulgazione consapevole delle notizie sulle nostre bacheche social, una maggiore attenzione nelle scuole per lo sviluppo di un senso comune di appartenenza al genere umano, un attaccamento più forte ai diritti umani farebbe di noi esseri liberi e scevri di superficialità. Questa terra è anche la nostra terra, il benessere di una comunità influenza il benessere di un’altra.

Cooperare e creare relazioni di scambio, aiutarsi come individui appartenenti ad una società, una, sola ed unica.

La macchina era carica di giochi, indumenti invernali, coperte e carbone.
Il giro cominciava la mattina, entravamo nelle loro “case” e lasciavamo fuori le nostre scarpe. Eravamo lì con un compito preciso: ascoltare, sostenere, distrarre e dare un piccolo conforto, perché abbiamo capito quanto è importante non farli sentire soli.

Ma è anche fondamentale raccontare e mai dimenticare che tutto è reale, anche adesso che scrivo da questa camera lontana.

 

Silvia Berlingozzi

 

@foto e testi Silvia Berlingozzi

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